My Own Workout: L'Odissea di Amsterdam - Mezza Maratona

lunedì 21 ottobre 2013

L'Odissea di Amsterdam - Mezza Maratona


(Una mezza davvero sofferta, sotto tutti gli aspetti. La gara di per sè si può considerare come la punta dell'iceberg che chiude l'intenso week end)

 

Rieccomi a scrivere; lunedi di riposo, dopo gli intensissimi tre giorni di trasferta ad Amsterdam, obiettivo mezza maratona.
La nostra spedizione è stata tutta in salita, fin dal primo giorno all'aeroporto con sciopero annesso; 8 ore di ritardo e arrivo in albergo all'una di notte. 4 aerei presi in 48 ore. Di questa uscita ricorderò pochissimo della città, a causa del a dir poco limitato tempo a disposizione in cui dover concentrare turismo e sport. Davvero una toccata e fuga molto stancante, con diverse incognite organizzative di rilievo, tra tutte l'aver dovuto abbandonare l'albergo la mattina di ieri, dovendosi cambiare in zona "recupero borse" in prossimità dello Stadio Olimpico, per poi tornare in aeroporto subito dopo aver terminato la gara, senza la possibilità di fermarsi un secondo.

Dopo questo preambolo, quali erano le mie condizioni fisiche domenica mattina, giorno della gara, dopo due giorni senza mai fermarsi un attimo? Mi sentivo stanco, già alla partenza, (per rendere l'idea, come quando si rientra alle 6 del mattino dopo essere usciti il sabato e 3 ore dopo ci si sveglia per allenarsi) e avevo solo voglia di finire presto quella mezza, a cui ci siamo avvicinati nel modo più antisportivo possibile: mangiando male e senza riposare.
La mia gara avrebbe dovuto concludersi al decimo chilometro, metà strada, momento in cui ho deciso di ritirarmi. Non mi sarebbe stato possibile proseguire ai ritmi in cui volevo finire, una proiezione di 1h:23/24'.
Ho perso diversi minuti camminando e parlando con un paio di addetti alla sicurezza per capire se ci fosse la possibilità di rientrare, in qualche modo, allo stadio, ma invano. Un tizio dello staff maratona, impreparato e con un inglese un pò improvvisato mi ha risposto: "devi seguire la strada". Si, ok, l'unico modo è continuare a correre. Ero al dodicesimo km e da questo punto in poi parto in una corsa solo più di testa, per finirla, scazzato e senza più energia motivazionale, ecco si, ho corso senza più entusiasmo.
Riprendo il treno del pace maker con palloncino 1h:35', svuoto la testa, continuo a guardare l'uomo col palloncino, gambe pesanti, ma non penso più a nulla, solo ad arrivare in fondo. Ben presto mi ritrovo al diciassettesimo km, mi fermo a prendere il ristoro, riparto, la mia corsa si fa molto ad intermittenza. Arrivo all'ingresso dello Stadio Olimpico, momento emozionante, mancano 500 m, in qualche modo riesco a "rattoppare il tutto" recuperando in parte e chiudendo in 1h:36', che, tutto sommato, con delle gambe pesantemente stanche dai due giorni precedenti completamente passati in piedi, fermo o camminando, non è poi così male.. ma non ero andato lì per correre così.
A dir la verità, ripensandoci a freddo, oggi, il giorno dopo la gara, non so nemmeno io come abbia fatto a finire con energia sufficiente per corrermi al massimo 6 km. Sono stato bravo a riprendermi di testa più che altro.

Punti positivi del viaggio: i compagni di stanza davvero simpatici, una compagnia veramente piacevole e ben assortita, tra l'altro ho ritrovato gli stessi ragazzi con cui ero andato a New York per la maratona nel 2009.
Il centro di Amsterdam visitato durante la sfacchinata di sabato in giro tutto il giorno dopo il ritiro del pettorale. Tantissima vita e culture miste in Dam Square, un sacco di gente quasi da far invidia a Time Square di New York.
Il quartiere a luci rosse in cui, per ovvie ragione (eh eh eh) abbiamo focalizzato la nostra attenzione per gran parte del pomeriggio.
Il rigore nordico e le ragazze davvero molto carine.

Punti negativi: troppe cose da fare in così poco tempo.
Incognite organizzative che poi si sono rivelate dei veri sbattimenti, come il dover lasciare l'albergo alle 11 del mattino, partenza della mezza alle 13:20 senza poi avere la possibilità di rientrare in hotel se non per recuperare le valige.
Gruppo di 12 persone non compatto, ognuno per la sua strada, ci siamo divisi in 3 sottogruppi molto poco sincronizzati tra loro.

2 commenti:

Fausto di Bio Correndo ha detto...

Decisamente una trasferta sfortunata! Ho scaricato ieri sera le classifiche, più tardi le pubblico e ci sono davvero tanti arrivati.. Peccato per gli alessandrini! Hai già fissato un prossimo obiettivo?

MB ha detto...

Molti alessandrini facevano parte del gruppo SAI, 12 me compreso, tutti piuttosto brasati alla partenza! :) Per adesso non ho fissato nulla, voglio riposarmi un po'. Pero' voglio anche correre la distanza come mi ero preparato a fare, non necessariamente in una gara. Lo faccio per me stesso! :)